Yasaman Aryani in carcere da 2 anni in Iran per aver difeso la libertà delle donne. E’ una lotta che non ha confini

L’hijab e il chador sono da tempo parte della cultura persiana. Nel 1936 il sovrano filo-occidentale dell’Iran Reza Shah Pahlavi li ha vietati allo scopo di modernizzare l’Iran, ma il divieto non è stato accettato allo stesso modo da tutte le donne perché per le donne musulmane più radicali è stata ritenuta un’offesa e una umiliazione.

Quando poi la rivoluzione islamica del 1979 ha preso il sopravvento, ci ha pensato l’ayatollah Khomeini a rimettere a suo modo ordine, e così l’hijab e il chador sono diventati nuovamente obbligatori per tutte le donne in Iran.

Negli ultimi anni, dozzine di donne iraniane sono state arrestate per aver protestato contro l’obbligo di indossare l’hijab. Anche diverse attiviste per i diritti delle donne sono state imprigionate, come l’avvocato iraniano per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, la cui colpa era quella di aver difeso attivisti, politici dell’opposizione e donne perseguitate per essersi tolte il velo.

Yasaman Aryani è una di queste donne. In occasione della Giornata internazionale della donna del 2019, Yasaman Aryani, giovane donna e attivista di 24 anni, sua madre Monireh Arabshahi e Mojgan Keshavarz hanno distribuito fiori alle passeggeri della metropolitana di Teheran auspicando un giorno in cui le donne avranno la libertà di scegliere cosa indossare. Gli attivisti non indossavano il velo e hanno anche pubblicato un video che è diventato virale, simbolo femminista globale per la libertà di scelta di indossare il velo. Aryani e sua madre sono state condannate ciascuna a 16 anni di prigione per “incitamento e facilitazione alla corruzione e alla prostituzione”, sebbene la pena sia stata successivamente ridotta.

In Iran un semplice gesto come donare un fiore o una punta di rossetto per una donna vuol dire 16 anni di prigione.

A marzo di quest’anno, Amnesty International ha organizzato una  protesta in una piazza vicino all’ambasciata iraniana di Parigi, per celebrare la Giornata internazionale della donna e per mostrare sostegno a Yasaman e anche ad altri attivisti che lottano per i diritti umani in Iran. Gli attivisti hanno deposto fiori vicino all’ambasciata.

Quella di Yasaman Aryani è la storia di centinaia di altre donne che si battono con coraggio e determinazione per la libertà della donna in Iran e in molti altri Paesi. Non dobbiamo dimenticare perché è una lotta che non ha confini.

Domenico Mecca

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