Non lasciamo solo Nicolò Govoni, giovane attivista per i diritti umani che rischia 3 mesi di carcere in Grecia con false accuse

Nicolò Govoni ha soli 28 anni e nella sua giovane storia si intreccia più di una vita vissuta intensamente. Scrittore e attivista per i diritti umani, lo fa come riescono a farlo solo alcuni giovani, armati solo di entusiasmo, passione e mettendoci corpo e faccia a loro rischio e pericolo.

A soli 20 anni iniziò la sua prima missione di volontariato nell’orfanotrofio di un piccolo villaggio dell’India, dove rimase per quattro anni, durante i quali si è anche laureato in Giornalismo alla Symbiosis International University nella città di Pune. Sette anni dopo Nicolò decise di autopubblicare l’e-book “Bianco come Dio” per sponsorizzare l’istruzione dei bambini di quell’orfanotrofio, diventando un caso editoriale al punto che venne inserito da Rizzoli nelle proprie edizioni.

Nicolò lasciò l’India e andò a Samos, in Grecia, dove prestò la sua opera in un campo profughi e dove, nel 2018, insieme ad altre due volontarie sul campo, Giulia Cicoli e Sarah Ruzek, e a sette soci fondatori in Italia, fondò la ONLUS Still I Rise e aprì Mazì, la prima scuola per bambini e adolescenti profughi dell’isola. La ONLUS si espanse sotto la direzione di Nicolò, aprendo Beraber a Gaziantep (Turchia), il centro che diventerà la prima Scuola Internazionale per minori profughi e svantaggiati del mondo, e il centro Ma’an nella città di Al Dana, in Siria. Still I Rise è oggi presente in sei Paesi, dando lavoro a circa cinquanta persone. Tra i suoi ultimi progetti c’è l’avvio di una nuova scuola per bambini profughi e svantaggiati a Nairobi, in Kenya.

La vicenda che sta mettendo a rischio la libertà di Nicolò ci riporta a Samos in Grecia. Le condizioni disumane dell’hotspot di Samos portarono infatti Nicolò a scrivere il suo secondo libro, “Se fosse tuo figlio” (Rizzoli, 2019), una denuncia contro i soprusi perpetrati dalle autorità greche sui profughi, i cui proventi vennero destinati a finanziare la costruzione di una nuova scuola in Turchia. Sempre nel 2019, Still I Rise depositò una causa penale per crimini contro l’umanità e abusi sui minori contro Maria-Dimitra Nioutsikou, l’allora manager dell’hotspot di Samos, e il suo diretto supervisore all’interno del Ministero dell’Immigrazione greco. Dopo due anni, non è ancora successo nulla, hanno beffardamente spostato Maria-Dimitra in un altro campo, mentre la Procura di Samos ha chiuso la  causa in un cassetto.

Ma la storia non finisce qui perché qualcuno ha deciso che Nicolò doveva pagare per quella sua denuncia. E’ stato così che due mesi dopo la denuncia, in occasione della festa per il primo compleanno della scuola Mazì, la polizia di Samos ha falsamente accusato Nicolò di aver usato dei fuochi d’artificio senza i dovuti permessi, presentando una denuncia nei suoi confronti.

Con la complicità vergognosa della Procura, a causa di questa denuncia si va a  processo, e Nicolò rischia fino a tre mesi di carcere con la condizionale, per un’infrazione che non ha commesso, ma soprattutto per un’accusa costruita ad arte, senza un briciolo di prova, dopo anni di tentativi falliti.

La sua unica vera colpa è quella di battersi da anni per i più deboli, di raccontare al mondo la verità e di denunciare i crimini commessi contro i più vulnerabili. Condividiamo il più possibile per non lasciare da solo Nicolò.

Domenico Mecca

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